sabato 7 gennaio 2012

Divagazioni Fotografiche

Se siete alla ricerca della Bellezza, date un'occhiata a questo sito

Marta D'Avenia Photography


venerdì 16 dicembre 2011

"COSE CHE NESSUNO SA" di Alessandro D'Avenia

Un regalo per tutti gli appassionati delle Cose che nessuno sa…


martedì 23 novembre 2010

IL MIO NUOVO BLOG

Per chi fosse interessato a seguirmi ancora ecco l'indirizzo del mio nuovo blog: 


a presto

Laquintafiglia 

"Ma questa è arte?"




Chiunque abbia avuto occasione di percorrere le sale di un museo di arte contemporanea, si sarà trovato di fronte alla necessità di doversi orientare all’interno di un percorso non sempre lineare e di facile comprensione. Gli happening, le perfomance, i video, le fotografie, i collage, le installazioni, gli assemblamenti di oggetti, luci e suoni sono alcune delle tappe di questo eterogeneo e attraente viaggio contemporaneo, che rispecchia fedelmente la complessità dei percorsi che l’arte degli ultimi cinquant’anni ha intrapreso. Sebbene a prima vista le opere contemporanee diano la sensazione di un immediato riconoscimento laddove utilizzano linguaggi e materiali oramai globalmente riconoscibili, quelli tipici dei consumi di massa, della televisione, della produzione industriale e della pubblicità, ad uno sguardo più attento, le reazioni che spesso questo genere di arte provoca nello spettatore non esperto vanno dal dubbio e l’ incertezza all’indignazione, lo shock, la nausea fino all’angoscia.
Dalle avanguardie in poi il mondo dell’arte, abbandonate le rassicuranti e solari atmosfere impressioniste si avvia su un sentiero che, per un meccanismo di progressiva inclusione, inizia ad accogliere al suo interno linguaggi, materiali, esperimenti e atteggiamenti innovativi e quasi sempre dirompenti, talora dissacranti, spiazzando non poco il suo pubblico. Risulta facile comprendere come questo cambiamento non sia avvenuto da un giorno all’altro all’affacciarsi del nuovo secolo ma sia stato preparato dalle epoche precedenti grazie alla ricerca e alle sperimentazioni di geniali e talentuosi artisti che, sentendosi costretti all’interno degli steccati in cui l’arte del loro tempo era confinata, hanno deciso di andare oltre. Hanno iniziato a guardare con sempre maggiore interesse a culture e linguaggi differenti dalla propria, come l’ esempio di Picasso con l’arte africana dimostra. I loro temi e i soggetti sono diventati molto più numerosi fino a comprendere ogni minima parte della realtà: il corpo, il cibo, il paesaggio, i cartelloni pubblicitari, gli utensili, le macchine, i neon, gli animali e così via. Uno dei casi più sconvolgenti e provocatori dell’arte dei nostri giorni è quello di Damien Hirst, membro dei YBA (Young British Artists), famoso per i suoi armadietti di medicinali e per gli animali sezionati e conservati in formaldeide, tutte opere che rimandano alla realtà della morte, mostrata da Hirst in tutta la sua cruda evidenza e trasformata in prodotto artistico. Come nel caso di For the name of love (2007), teschio umano fuso in platino arricchito da 8.601 diamanti, incluso un diamante rosa a forma di pera, posto sulla fronte del teschio. Davanti ad un’opera del genere probabilmente la maggior parte dei fruitori rimarrà spiazzata e forse anche irritata, muovendo la sempre più frequente obiezione “Ma questa è arte?”.
Hirst è solo uno dei tanti esempi del nuovo modo di fare e pensare l’arte. Sicuramente fa qualcosa di completamente differente dalle Madonne di Raffaello e dalle Cene in Emmaus di Caravaggio o quanto meno lo fa in modo diverso. Senza dubbio in molti continueranno a considerare le opere di questi ultimi vera arte e il teschio di Hirst no; ma cosa accomuna questi due universi così apparentemente inconciliabili? Sono entrambi espressioni del pensiero, capaci di cogliere con tempestività lo spirito del tempo, di intravedere e interpretare i movimenti della storia, i cambiamenti del modo materiale di vivere, della mentalità, dei problemi più urgenti, della sensibilità collettiva, delle grandi verità e dei grandi interrogativi che tormentano l’uomo di ogni tempo. Per questa ragione, al di là del proprio gusto personale, non si può discriminare tutto ciò che è contemporaneo perché non è Caravaggio o Raffaello, ma ricordare che si tratta semplicemente di un linguaggio diverso. Ogni opera è figlia della epoca che l’ha prodotta ma possiede un valore senza tempo in quanto espressione dell’uomo, del suo mondo interiore e del suo modo di vedere e conoscere il mondo e del suo desiderio, più o meno esplicitato, di comunicarlo, di rimanere legato al suo tempo…Anche quando il suo tempo sarà finito.

mercoledì 27 gennaio 2010

Rassegna stampa su "Bianca come il latte rossa come il sangue" Alessandro D'Avenia



Per chi fosse interessato a saperne di più sul romanzo d'esordio di Alessandro D'Avenia (mio fratello),
Bianca come il latte rossa come il sangue
(ed. Mondad
ori) segnalo la rassegna stampa:

15.03.2010

Cosmopolitan
http://www.facebook.com/album.php?aid=167152&id=76280177255#!/photo.php?pid=3881740&id=249885042357

11.03.2010

Balarm, pag. 41
http://www.balarm.it/magazine/numero_quattordici.PDF

Metro Roma, p.14
http://www.readmetro.com/show/en/Roma/20100311/1/14/#
Metro Milano, p.16
http://www.readmetro.com/show/en/Milano/20100311/2/16/#

5.03.2010

La Repubblica Palermo
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/05/avenia-il-colore-del-successo.html

27.02.2010:

Intervista a Radio 24

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=giovani-bamboccioni-famiglie-adolescenti-figli-genitori

26.02.2010:

Intervista su Chi










Intervista su Libero:























2
1.02.2010:

Intervista a "Billy" rubrica del Tg1

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/rubriche/PublishingBlock-11095f08-9093-48ef-bd7e-ce18ce7c3695.html#labelTG

15.02.2010:
Intervista su Grazia
http://www.graziamagazine.it/people/autori/l-adolescenza-raccontata-dal-prof

14.02.2010:
La Stampa: Tuttolibri

http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs200.snc3/20738_309264527357_249885042357_3693410_280188_n.jpg


Intervista ad Alessandro D'Avenia a Sabato Notte, rubrica del tg3:


video



12.03.2010:

Corriere della Sera, p.47



10.02.2010:
Recensione di Paola Calvetti su "Bianca come il latte rossa come il sangue" a Linea notte, Rai 3
http://www.youtube.com/watch?v=o9oj8KWy9U0

09.02.2010:


Intervista ad Alessandro D'Avenia all'interno della rubrica "La lettura" del tg5:
http://www.video.mediaset.it/video/tg5/tg5_la_lettura/154560/alessandro-d%E2%80%99avenia.html#tc-s1-c5-o1-p1

08.02.2010:

ore 22.00 intervista ad Alessandro D'Avenia su Tele Radio Stereo:




04.02.2010
Il Corriere della Sera, p.39
http://archiviostorico.corriere.it/2010/febbraio/04/Racconto_amore_non_sbagliato__co_9_100204050.shtml



02.02.2010



Intervista ad Alessandro D'Avenia durante la trasmissione radiofonica Fahrenheit su Radio3 nella rubrica "Un libro al giorno":
http://www.librimo
ndadori.it/web/mondadori/mediabox/audio?_MediaboxAudio_WAR_MediaboxAudio_idScheda=Box%205
27.01.2010:
Avvenire
http://terzotriennio.blogspot.com/2010/01/tre-metri-dentro-il-cielo.html




26.01.2010


Libero



sito:www.profduepuntozero.it

Scheda del libro:








Dalle pagine di Vanity Fair del 26.01.2009


mercoledì 20 gennaio 2010

Dal 26 Gennaio 2010 in tutte le librerie

Dal 26 Gennaio 2010 in tutte le librerie
"Bianca come il latte rossa come il sangue"
il romanzo d'esordio di Alessandro D'Avenia (mio fratello)
edizioni Mondadori



"Non è solo un romanzo di formazione, non è solo il racconto di un anno di scuola, è un testo coraggioso che, attraverso il monologo di Leo – ora scanzonato e brillante, ora più intimo e tormentato – racconta cosa succede nel momento in cui nella vita di un adolescente fanno irruzione la sofferenza e lo sgomento --- Leo ha sedici anni: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore di scuola sono uno strazio, i professori “una specie protetta che speri si estingua definitivamente”. Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando sprona gli studenti a cercare il proprio sogno. Leo ha un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l’assenza, tutto ciò che ha a che fare con la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell’amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l’ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, Silvia, una presenza affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha qualcosa a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande"



Alessandro D'Avenia, trentadue anni, laureato e dottorato in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore. Questo è il suo primo romanzo


sito: http://www.profduepuntozero.it

mail: profduepuntozero@gmail.com

http//www.facebook.com/pages/Bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue-di-Alessandro-DAvenia/249885042357?ref=ts#/pages/Bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue-di-Alessandro-DAvenia/249885042357?ref=mf



mercoledì 30 dicembre 2009

La felicità che vi auguro...Sempre

Durante le ultime ore che ci separano dall'inizio del nuovo anno
come di consueto ha luogo la gara all'augurio più originale, quello che con più maestria sia capace di occultare quella sensazione del già sentito, che non faccia tornare alla mente del destinatario quelle parole e frasi ormai usurate che di anno in anno, di questi tempi, affollano le email, i social network, gli SMS e i brindisi in ogni parte del mondo. Pur tirandomi fuori dalla competizione, a cui non mi sento all'altezza di partecipare, desidero comunque esprimere il mio augurio tramite queste poche righe. Un augurio di felicità che faccio a me e a tutti coloro che, volutamente o per caso, si trovano a scorrere le pagine del mio blog. Un augurio che faccio oggi ma che vale per ogni singolo giorno della nostra vita futura.
Per farlo mi avvalgo di un brano tratto da "Into the wild", a mio avviso uno dei f
ilm più illuminanti e ricchi di spunti di riflessione sull'amore, le relazioni umane, sulla necessità imprescindibile dell'uomo di amare ed essere amato e di condividere con gli altri la felicità che incontra durante il suo cammino.
L'idea di felicità espressa dal protagonista del film, attraverso la lettura di un passo di Tolstoj, mi sembra un ottimo spunto per formulare i nostri propositi e obiettivi futuri.

Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità.
E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?


(C. J. McCandless che legge Lev Nikolaevič Tolstoj)



....Buona continuazione a tutti.....


sabato 31 ottobre 2009

"Sai tu ciò che fa sparire questa prigione?"

Dalle Lettere a Theo di Vincent Van Gogh, 1889

"[…] Gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare
qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita"


In alto a destra: Vincent Van Gogh, Il cortile delle prigione, 1890
In basso a sinistra: Vincent Van Gogh, Riposo pomeridiano a Saint Rèmy, 1890



Condividi su Facebook

sabato 24 ottobre 2009

"Perduto è tutto il tempo che in amor non si spende"



La città che sale (1910-11) è un celebre dipinto di Umberto Boccioni, uno degli artisti di punta del movimento futurista. L’esaltazione del progresso, della velocità e della forza sono gli elementi chiave dell’avanguardia futurista, che spezzò con vigore ogni legame con il retaggio culturale ottocentesco, avvertito come sterile, pedante e inadeguato al nuovo sentire.

La scena raffigurata nel dipinto è ambientata nel luogo futurista per eccellenza, la città, vista come spazio del futuro e del progresso. Al centro campeggiano dei cavalli imbizzarriti che con la loro furia investono e travolgono tutto ciò che incontrano, cose e persone, che vengono spazzate via furiosamente. Lo sfondo del dipinto è dominato e sovrastato dalle imponenti strutture di palazzi, ciminiere e fabbriche, i nuovi protagonisti della città.

Il tratto pittorico è rapido e sfuggente, si spezza continuamente per comunicare forza e velocità. I colori caldi, rosso e giallo e i colori freddi, blu e viola, sono accostati per creare dissonanza e stridore e dunque conferire ulteriore movimento e rapidità alla scena.

Tutto parla di velocità, di dinamismo, di forze dirompenti che sconvolgono gli assetti prestabiliti per instaurare un nuovo ordine. Tutto nella furia della città moderna sale. Vano è ogni tentativo dell’uomo di fermare questa inarrestabile corsa.

La visione che Boccioni offre nel suo dipinto però non è una critica alla modernità bensì va letta in chiave positiva: la città moderna si alimenta di forza, vigore e velocità, di innovazione e di continuo progresso, è una città che non si ferma mai, che cresce continuamente e lo fa sempre in meglio.

La scena ritratta da Boccioni, pur risalendo a un secolo fa, potrebbe perfettamente rispecchiare il volto delle nostre città.

Senza dubbio progresso e innovazione sono strumenti fondamentali per consentire all’uomo di vivere meglio, ma le nostre città, i luoghi in cui lavoriamo e in cui trascorriamo il nostro tempo libero ma anche il mondo di internet a volte rischiano di trasformarsi in spazi imbizzarriti, dove ciò che importa è correre, il più velocemente possibile, raggiungere delle mete, fare cose, tante cose, essere presenti, sempre e ovunque, conoscere tante persone, essere sempre reperibili, soddisfare tutti, il capo, gli amici, il marito, la moglie, i figli, vincere, guadagnare, arrivare prima, fare in fretta, non perdere tempo, comprare, avere, accumulare, travolgendo tutto ciò che di umano si incontra nel proprio cammino e che possa rappresentare un ostacolo. Descritto così può suonare apocalittico ma non si può negare che sempre più frequentemente siamo esposti al rischio di essere inglobati in questo vortice inarrestabile e quando ne siamo fuori ci sembra di perdere tempo, di essere dei falliti, di non stare al passo con i tempi, di non star facendo ciò che “si deve fare”. Vittime di questo infernale meccanismo sono inevitabilmente i rapporti umani, i legami tra le persone, che se non protetti finiscono per dissanguarsi e inaridirsi sotto la pressione del fare presto e subito, i momenti semplici di affetto e calore umano di cui ognuno di noi ha bisogno, i sorrisi leggeri e sinceri, le passeggiate in compagnia, le chiacchierate, le parole, gli odori, i gesti, la bellezza, le opere d’arte. Tutto ciò che di bello il nostro mondo contiene rischia di andare perduto, di essere trascurato perché richiede tempo e cure che non abbiamo il tempo di impiegare, perché ogni attimo viene speso per fare di più e meglio, per salire…Alla fine della giornata, però, quando la frenesia da prestazione (forse) si attenua per qualche ora di insonne riposo, cosa, chi ci fa tirare un sospiro di sollievo e ci alleggerisce il cuore facendoci sentire che nonostante la fatica e il sacrificio continua a valerne la pena?

Ad ognuno la sua risposta…



Perduto è tutto il tempo che in amor non si spende (Torquato Tasso)